giovedì, 29 marzo 2007,00:00
Ok, non del tutto free per qualcuno, ma:

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una take away cinese solo per te, portatoti da qualcuno che sa che quando torni stanca da lavoro, non ti va tanto di cucinare.
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martedì, 27 marzo 2007,00:10
Ovvero: come espiare la propria misera settimana di ferie in circa 10 ore.

La giornata inizia con una conversazione con un certo uomo che mi ha nauseata... certe volte bisognerebbe tenersi i bei ricordi per quello che sono e chiudere del tutto, onde evitare di chiedersi "ma chi cazzo è questo?".
Arrivata in ufficio, vengo accolta da un mio vecchio amico: qui potete trovare una sua foto.
Dalle 15 alle 23 lotto praticamente ininterrottamente con UN SOLO CAZZO DI DOSSIER (e calcolate che sono abituata a gestirne almeno 10 tutti insieme) trasformatosi in poche ore da innocuo invio di garanzia di copertura ad un inferno, con una media di 1 chiamata ogni 30 cazzo di minuti da parte del dipartimento Financial di un ospedale di Miami Beach, inframezzate da altrettante cazzo di chiamate da parte della famiglia del malcapitato cliente. La mia pausa cena consiste in un pacchetto di snack Beretta - sottratto alla macchinetta della nostra "Sala Ristoro" - contenente no. 5 grissini scamuffi e no. 8 cazzo di salamini che probabilmente digerirò nel 2060.
Alle 23.01 sono convinta di aver terminato la mia giornata, tanto che mando una mail a qualcuno spiegando che c'è stato un buco nel continuum spazio-temporale e che per una volta torno a casa in tempo. Giro lo sguardo e mi rendo conto di aver tralasciato un montarozzo di files inevasi... E via, altri 20 cazzo di minuti di mail, clicca, sposta, manda a cagare e tira giù accidenti...
Chiamo un taxi (l'azienda me lo rimborsa) e penso che la giornata sia finita... Il tassinaro ha l'aria di essere  appena uscito da Alcatraz, ma non mi scompongo.  A 1 km circa da casa mia sento un botto e un leggero spostamento del veicolo: una panda verde metallo contenente cinque cazzo di sgallettati di genere misto e di età non superiore ai 18.5 anni si è delicatamente appoggiata al parafango di Brescia 19*.
Segue una concitata conversazione tra l'ex galeotto e il conducente che - terrorizzato - adduce millemila scuse, per un momento tenta di gettare la colpa su Brescia 19 ma alla vista del fletti-fletti delle nocche di lui impallidisce e tace.
Il tacsidraiver rientra:
"Che, je chiamo n'antro tassì?"
"No grazie, me la faccio a piedi"

Tanto, due passi non mi faranno male... Ne faccio circa 100 e scivolo su un tombino bagnato dalla cazzo di pioggia caduta in questa cazzo di giornata, con conseguenti a) livido su chiappa destra b) stiramento del braccio per tentativo di salvezza abbracciando un lampione e c) ennesima storta alla cazzo di caviglia destra, caviglia che - per inciso - mi storco almeno due volte l'anno da almeno 15 anni. Tutta colpa mia, perché mi ostino ad indossare le cazzo di all star**, che sul ferro bagnato sono degli ottimi pattini.

Ho bisogno di ferie.

* Il nome del taxi è stato cambiato per le leggi vigenti sulla Privacy
**Questo post è stato offerto da C.AZZ.O ® (Come AZZannare Ogniessereumano) . Ol raits resèrvd.
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lunedì, 26 marzo 2007,00:13


Sono Felice.
felice felice felice felice felice felice.

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giovedì, 22 marzo 2007,17:28
Alla ricerca di un batik da appendere sul muro della cameradalettosalottino, proprio dietro al futuro nuovo divanoletto solsta, chiamo un alquanto noto negozio del quartiere, che fa il verso ad un'altrettato nota catena di negozi pseudo-etnici dal nome particolarmente esotico, per sapere a che ora chiudono.

"Il Panda Buonaseraaaaaaaaaaaaaaaaaaa" mi urlano dall'altra parte della cornetta.
"Sì, ehm - dico, mentre tento di recuperare quel poco d'udito che mi è rimasto - buonasera, volevo sapere a che ora chiudete..."
"Alle sette e mezzaaaaaa. Perché? Cosa deve fare???" mi chiede l'idiota, con tono sospettoso.
...
A questo punto, la risposta giusta sarebbe stata: "Nulla, sa, siccome siete un negozio di mobiliario e oggettistica, pensavo di venire a farmi fare un pedicure curativo"
...Ma sono io che sono strana?
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martedì, 20 marzo 2007,23:54
E'
vino rosso, papille che emettono mille piccole esplosioni mentre la lingua si scioglie e le parole rotolano, gli occhi che sono sempre più scuri, una mano accarezza i capelli, i piedi scalpitano sotto al tavolo.
Parole, mille parole, due sciocche vite che si raccontano per l'ennesima volta e per l'ennesima volta c'è qualcosa di nuovo e bello.
L'odore del tabacco sui vestiti, mentre fuori fumiamo e non riusciamo a smettere di parlare e abbracciarci.
Il legno del wiskey e della grappa, del tavolo che ci divide, del bancone accanto a noi e alle nostre parole, alle nostre vite, ai nostri occhi che ad un certo punto si fanno appena appena lucidi tra le pieghe dei racconti, delle storie familiari che si sfiorano appena.
Ad un certo punto qualcuno appoggia un piattino con dei frammenti di cioccolato artigianale sul nostro tavolo:  una nuova piccola esplosione tra le labbra a inframezzare il fiume di parole.
Un venerdì fuori dal comune.
Un'unione sciocca, folle, difficile, divertente e deliziosa.
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